Elisa Ponassi su La Lettrice Rampante

La mamma di Nino morì stecchita per un colpo al cuore. Metaforico. A Marisa toccò una fine ancora più assurda. Una stupidissima morte idiota che inabissò Marta ed Ernesto in un dolore inconsolabile e infilò nei loro petti una nostalgia grassa che non andò più via, come una tosse cronica, indebellabile.

Un’imprecisa cosa felice di Silvia Greco, pubblicato da Hacca, inizia così. Con un prologo dedicato alle morti assurde, tragicomiche, e poche righe per spiegare quali troveremo all’interno del libro.
Marta e suo zio Ernesto, da un lato, devono fare i conti con il dolore per la perdita di Marisa, quella donna entrata un po’ all’improvviso nelle vite di entrambi colorandole di nuove sfumature e che ora, dopo una morte stupida che più stupida non si può, li ha trascinati in una spirale di dolore da cui proprio non riescono a uscire. E pensare che loro due, prima dell’arrivo della donna, quasi non si sopportavano.  Ma Marisa è riuscita a trasformare Ernesto e renderlo gattoso.

Gattoso per Marta voleva dire la cosa più bella di tutte le cose belle, quando ti colpo ti fidi dell’intero universo e allora ti strusci e fai le fusa e dai le nasatine contro il mondo e ogni vibrissa è in sintonia con i pianeti e le pance sono morbide e calde e profumano di casa e pane appena sfornato e se mi scegli ti scelgo io perché è così che deve andare. Se il destino ti prende e ti dice ehi, tu, sì proprio tu, con il mio potere immenso io ora, adesso, subito, ti nomino sovrano dei felici. Vai e sii gattoso. Devi, puoi.

Ma soprattutto è riuscita a rendere quel casolare dove l’uomo e la bimba vivevano con la madre di lei, Elvira, un piccolo paradiso, dove le marmellate  hanno nomi bizzarri e i giocattoli rotti vengono aggiustati. E ora che Marisa non c’è più, Ernesto e Marta non sanno più come si fa a essere felici. L’unica possibilità pare essere di partire insieme, in cerca della serenità perduta.

Dall’altro lato, invece, c’è Nino che deve affrontare contemporaneamente la morte della madre e il ritorno improvviso del padre, andatosene quando lui era piccolo lasciandogli come ricordo solo un cavallino di legno.

Avevo quasi sei anni quando se ne andò ed ero triste perché anche se mi tirava un sacco di ceffoni mi piaceva, era alto e aveva la voce profonda. Di lui ricordavo poco, anche la faccia non la ricordavo bene. Ma prima di andarsene mi aveva fatto un regalo bellissimo, quello non lo dimenticherò mai: era un cavallo a dondolo di legno rosso. Mi disse quando sei triste, monta in sella e corri lontano.

Nino non è un ragazzo molto sveglio, ma è in grado di prendersi cura di se stesso, delle sue due sorelle gemelle che il padre gli porta come in dono quando torna a casa, e di quel piccolo bugigattolo alla stazione, dove vende cianfrusaglie e ricordini. Nel tempo libero, adora stare con suo cugino, unico vero amico che ha in paese, e soprattutto appiccicare su un quaderno i ritagli del viso di una ragazza con le orecchie a sventola.

Sono loro tre, Marta, Ernesto e Nino sono i protagonisti di Un’imprecisa cosa felice. Un libro colmo di dolore e di perdite, ma anche di speranze, d’amore e di scene buffe che più buffe non si può. Ed è qui che sta soprattutto la bravura di Silvia Greco in questo suo romanzo d’esordio: nel suo modo di raccontare le storie di questi suoi protagonisti in un modo che, nonostante la tristezza e le difficili situazioni che si ritrovano a vivere, riesce comunque a fare sorridere e a dare la speranza che sì, nonostante tutto, le cose si possono sistemare. Come un giocattolo rotto, come un cuore spezzato.

Resti lì, attonito, stravolto, incredulo, davanti a quella scena assurda. Com’è possibile? Non si può morire così, non puoi crederci. Amore mio, no, ti prego, no, mamma, papà, amica mia, nonno, fratello. Zia. È uno scherzo di pessimo gusto.
Ma poi inizi a vederci un segno. Lei, lui, loro se ne sono andati lasciandoti un sorrido. Adesso te ne accorgi, lo vedi. Lo acciuffi e te lo rimetti in bocca.

Un’imprecisa cosa felice è una piccola perla, da leggere quando si è un po’ tristi e si ha bisogno di una spinta, o anche solo di una marmellata coccolosa, per riuscire ad affrontare la vita; ma anche quando si è allegri nonostante tutto, per esserlo ancora di più. Una lettura che merita.

Articolo originale qui:
http://lalettricerampante.blogspot.it/2017/05/unimprecisa-cosa-felice-silvia-greco.html

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