Simona Aiello su Trend à porter

Non è facile parlare della perdita più grande che una persona possa subire, un lutto, con levità e leggerezza senza essere banale. Silvia Greco, con il suo primo romanzo, Un’imprecisa cosa felice, ci riesce. Questo romanzo mi è stato suggerito da un amico con cui, spesso, ci scambiamo consigli di lettura e mi ha conquistato fin dalla copertina.

Recensione libro “Un’imprecisa cosa felice” di Silvia Greco

La scrittrice, Silvia Greco, è nata a Genova ma risiede a Torino dove, durante l’università, ha diretto la rivista letteraria di ateneo occupandosi di poesia.  Ha fondato, insieme a 2 amiche, il trio di cabaret Le Spaventapassere.  A gestito a Torino il circolo arci Pueblo che per anni è stato il fulcro  delle attività artistiche e sociali cittadine. Come dicevo, Un’imprecisa cosa felice è il suo romanzo d’esordio.

La trama

Un’imprecisa cosa felice narra della perdita delle persone più care ed a come si reagisce a tale perdita. Se poi la perdita è stata causata da situazione al limite tra il grottesco ed il tragico, farsene una ragione e continuare a vivere diventa un operazione titanica. Due sono i protagonisti di questo romanzo, intorno ai quali ruotano sentimenti ed emozioni. Marta, ventenne, è  una ragazza fragile e insicura ma arguta e indipendente. Figlia di una ragazza madre troppo apprensiva che non le lascia spazio. Marta si affeziona immediatamente alla compagna dello zio, Marisa. Marisa, donna dolce e brillante dalle mille risorse, conquista tutti al primo istante. Anche l’impenitente scapolone e attore comico Ernesto, zio di Marta. Lo zio e Marisa diventano la sua seconda famiglia, un luogo dove vivere la libertà di essere se stessa. L’improvvisa e tragicomica morte della zia, scivolata, letteralmente, su una cacca di cane che le ha fatto sbattere la testa, stravolge la sua esistenza e quello dello zio portandoli sull’orlo dell’autodistruzione. Nino, coetaneo di Marta, è un ragazzo bellissimo ma con qualche lunedì in più. Corpo da ragazzo e testa da bambino. Vive con la madre dopo che il padre li ha abbandonati per rifarsi una vita in Germania. Vessato dalla madre che lo reputa un buono a nulla, adora il cugino Attilio che gli procura riviste porno dalle quali lui ritaglia le facce delle ragazze che collezione dentro un quadernetto. La sua preferita è la ragazza orecchie. Una ragazza magra e dalla faccia simpatica. L’improvviso ritorno del padre, che si presenta allo porta di casa con 2 bambine, gemelle, avute dalla sua compagna in Germania, causerà alla mamma di nino un colpo al cuore, mortale. Le vite di Nino e Marta sembrano procedere su due universi paralleli che non si toccano mai. In realtà le loro esistenze sono più vicine di quanto possano sembrare. Il fortuito incontro, rocambolesco e naif,  tra questi due losers, li aiuterà a ritrovare l’amore per la vita e per sè stessi.

NOTE A MARGINE DELLA LETTURA

Un libro che mi ti mette in pace con la vita e con i suoi improvvisi cambi di rotta. L’ho letto in un weekend e l’ho trovato lieve e profondo allo stesso tempo. Mettendoti davanti all’unico atto irreversibile dell’esistenza, ti fa capire come anche la perdita di ciò che più amiamo al mondo può diventare un’opportunità per risalire dal baratro. Perché dopo un lutto che ti devasta, dopo essere piombato sul più nero dei mari in tempesta ed essere quasi annegato forse riesci a sopravvivere. Se ti capita, però, la fortuna di condividere il dolore ed a trarre forza da questa condivisione, ad unire due solitudini si riesce nuovamente a vivere. Si riesce, di nuovo, a fare le fusa al mondo ed il cuore torna a vivere come delle lumachine congelate lasciate al sole di primavera a riprender vita. Come quando, all’improvviso, ti capita Un’imprecisa cosa felice.

recensione libro un'imprecisa cosa felice

LE FRASI CHE MI SONO PIACIUTE DI PIÙ

“Le chiamano morti tragicomiche. Comiche per chi non ne è travolto, chi le sente raccontare come barzellette dal burlone in fila alle poste, chi ne legge distratto il trafiletto sul giornale, e sogghigna divertito. Tragiche per chi ne subisce lo strappo da vicino, nel cuore, nella pancia, negli occhi increduli. Partenze stupide e improvvise, senza ritorno e stupide, stupide e senza spiegazioni. Perchè la morte di quelli a cui vuoi bene già di per se è una gran brutta bestia…. Figuriamoci poi se chi muore lo fa in un modo ridicolo, grottesco, assurdo… Nella vita reale si crepa anche così. E la disgrazia è smisurata perchè non puoi, davvero non sei capace di fartene una ragione”.

“Gattoso per Marta voleva dire la cosa più bella di tutte le cose belle, quando di colpo ti fidi dell’intero universo allora ti strusci e fai le fusa e dai le nasatine contro il mondo e ogni vibrissa è in sintonia con i pianeti e le pance sono morbide e calde e profumano di case e pane appena sfornato…. Se il destino di prende e ti dice ehi, tu, si, proprio tu, con il mio potere immenso io ora, adesso, subito, ti nomino sovrano dei felici. Vai e sii gattoso.”

“Il verde è il colore del profumo dei prati, il rumore del silenzio buono, quello che riposa gli occhi e dentro ci infila la meraviglia del mondo”

Articolo originale qui

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