Giuditta Casale in Giuditta legge

Nello Zaino di Antonello: AMORE, UNICA TREGUA ALL’INFELICITÀ PER NOI GENTE SGANGHERATA!

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Domenica 26 marzo siamo stati al Book Pride di Milano, la fiera dell’editoria indipendente, ed è stato bello conoscere e incontrare l’autrice di un libro letto in anteprima e già tanto apprezzato e consigliato ai nostri clienti. Un’altra bella favola per adulti che parla d’amore come tregua dall’infelicità, questo esordio felicissimo di Silvia Greco con “Un’imprecisa cosa felice” uscito per Hacca edizioni.

“Un’imprecisa cosa felice” è un mondo fatto di personaggi un po’ strambi, che ti diventano famigliari pagina dopo pagina. Il filo rosso che lega tutti i personaggi è che sono rimasti soli e abbandonati dopo una morte assurda, quasi comica, di uno dei loro familiari. Ernesto, Marta e Nino e Elvira sono gli stravaganti sognatori protagonisti di questa storia. Storia di abbandoni e allontanamenti dalle persone amate. Storie di gente strampalata che riesce a ripartire e a ricostruire intorno alle macerie e a riprendere il sorriso di chi li ha lasciato all’improvviso. Gente coraggiosa di “rimettersi in bocca” quel sorriso ti rende capace di essere nuovamente felice, di più, di fare qualcosa di felice.
E così Marta, Nino, Ernesto, Elvira trovano quel coraggio. Sono ingenui e buffi e capaci ancora di “sentirsi felici e riprovare a stare al mondo”. Si riesce a immaginarli come personaggi con una predisposizione verso il genere umano, nonostante il dolore e le perdite. Personaggi di una commedia tenera e struggente che non si arrendono e,malinconicamente, non perdono la voglia di sorridere. Quando gli oggetti a noi più cari si spezzano, si ammaccano, smettono di funzionare, di colpo diventiamo immobili e tristi. Ma cosa succede quando sono le persone a rompersi, magari in modo ridicolo, assurdo, con partenze stupide e improvvise? Un’imprecisa cosa felice racconta, facendoci sorridere e commuovere, gli imprevedibili risvolti nelle vite strampalate di Marta, di suo zio Ernesto e di Nino. Storie di chi resta e non si arrende al dolore, di chi riesce, nonostante tutto, a farsi accecare dalla meraviglia. Specie se fuori ci sono un prato verde e un sole buono a scaldare. Nelle loro case, nei loro gesti quotidiani, tra abbandoni, fughe e ritorni, ci mostrano come sia possibile, davvero, nonostante tutto, trovare e fare qualcosa di felice. Un ricordo, un sorriso, un gesto e una carezza che fanno la differenza e che nelle due citazioni riportate, quella di Fernando Pessoa (Fu un incanto) e di Wislawa Szymborska (La fiera dei miracoli) trovano la miglior chiave di lettura.

Articolo originale qui:
http://www.giudittalegge.it/2017/03/30/nello-zaino-di-antonello-amore-unica-tregua-allinfelicita-per-noi-gente-sgangherata/

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