Enzo Baranelli su Satisfiction.me

Un’imprecisa cosa feliceColpisce subito la precisa aggettivazione che circonda i personaggi come un fragile, ma prezioso, guscio d’uovo. Nino in prima persona e Marta in terza sono i protagonisti – a capitoli alterni nella prima parte – di questo gran romanzo d’esordio. Originale, fresco, pulito, ricco di fantasia e gioco senza storpiature o assurde arrampicate sugli specchi.

 Ad accrescere la fluidità della scrittura contribuiscono i capitoli brevi che mostrano sempre l’essenziale come se si trattasse di tante piccole foto, ma composte in modo da fornire un quadro ben più ampio della somma dei singoli pezzi. Inoltre Silvia Greco padroneggia la lingua in modo brillante:

Gattoso per Marta voleva dire la cosa più bella di tutte le cose belle, quando di colpo ti fidi dell’intero universo e allora ti strusci e fai le fusa e dai le nasatine contro il mondo e ogni vibrissa è in sintonia con i pianeti e le pance sono morbide e calde e profumano di casa e pane appena sfornato e se mi scegli, io ti scelgo perché è così che deve andare. Se il destino ti prende e ti dice ehi, tu, sì, proprio tu, con il mio potere immenso io ora, adesso, subito, ti nomino sovrano dei felici. Vai e sii gattoso. Devi, puoi.

Ora capisci, caro lettore, o almeno spero, quanto ingenuamente spericolato, naif nel senso migliore del termine, si riveli “Un’imprecisa cosa felice”. Il tontolone Nino e Marta lentamente accerchiano il lettore con le loro piccole storie, ma arricchite da un uso unico della lingua. Dall’estrosità di Queneau e dalla saggezza di Buzzati nasce questo piccolo capolavoro: una storia tragicomica con impennate linguistiche degne delle “Cosmicomiche” di Italo Calvino.

Il romanzo lascia infine il lettore sospeso in una bolla di piacere e di “gattose” fusa, così come la brezza “dice sui rami senza saperlo / un’imprecisa / cosa felice” (F. Pessoa).

Enzo Paolo Baranelli

Qui l’articolo originale: http://www.satisfiction.me/unimprecisa-cosa-felice/